Siamo nell’ultimo scorcio del XV secolo. È una tiepida giornata di primavera. Il paese è ormai sveglio. Ha ripreso il suo ritmo quotidiano. Per le vie del borgo odori, sapori e suoni rallegrano gli animi, investiti da spensieratezza e genuinità. È giorno di festa. È giorno di mercato. In queste occasioni la gente si riversa per le viuzze: chi a giocare, chi a chiacchierare con i vicini, chi a far compere, chi ad ammirare lo spettacolo costantemente offerto dai mercanti, dai clienti, dai signori o dai chierici e dalla folla eterogenea dei passanti. Andando a spasso per le strette vie del borgo si può udire, oltre al vocìo dei paesani, le risate dei bambini e i versi degli animali, il costante rumore proveniente dalle diverse botteghe, in cui abili artigiani continuano a lavorare con dedizione, quasi incuranti della confusione che c’è fuori e immuni all’entusiasmo e al buonumore che contagia tutti. È impossibile non lasciarsi trascinare dalla curiosità e dal desiderio di voler spiare il ...